ARGENTINA – ISLANDA

CALCIO

Argentina-Islanda

L’Islanda è una nazione piccolissima e poco abitata dove se non giochi a calcio suoni nei Sigur Ros. Lassù al nord si vive seguendo i tipici ritmi sonno-veglia cari ad Hannibal Lecter, i bambini crescono sani e forti saltando nelle pozzanghere e si induriscono al clima rigido dell’isola educati come gli spartani nel film 300. Poi, da grandi, bevono. Il portiere della nazionale pedatoria è il figlio di Halldors, un tipo tosto. Poche ore prima della sfida all’Albiceleste si preparava guidando uno scavatore dentro Prospekt Vernadskogo cantando canzoni vichinghe, bevendo birra Bolshaya a litri e ruttando come Superciuck a pieno regime dopo un tete a tete con Godzilla. Nessuno ha avuto dei dubbi quando Lionel Messi, un tipo di Sacile piuttosto bassetto che furoreggia in Spagna, ha lasciato andare una pappina stitica verso la porta che difendeva: lo avrebbe respinto. Un pareggio va bene comunque, pur non tifando per nessuno queste sono le due squadre per le quali simpatizzo e la patta è cosa buona e sacrosanta. Il mediano glabro dell’Udinese Halfredsson mi sta nel cuore, così come l’idolo di Rosario “El Trinche” Carlovich, che rimane il più grande giocatore della storia del calcio e benedice da lontano i figli della pampa e dei migranti italiani giocando a scopa in un’osteria del quartiere di Arroyto. Uno a uno e tutti a casa quindi, aspettando il Pipita e il Geyser Sound, mentre i brasiliani scaldano i tacchetti pronti a prendere a calci in culo gli svizzeri dei quattro cantoni. Sarà una carneficina. Forse.

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