EGITTO – URUGUAY

CALCIO

Intanto è bene chiarire un grosso equivoco, nato nei giorni scorsi , riguardante una domanda che molte persone, evidentemente lontane spiritualmente dal mondo del calcio, si ponevano incessantemente, cioè per chi cazzo fare il tifo con gli azzurri fuori dalla tenzone. La risposta è una e una soltanto: per nessuno. Quando la Squadra non partecipa ad una competizione europea o mondiale i cieli si oscurano, una cappa di nebbiosa malinconia autodistruttiva cala su tutto lo stivale a impedire qualsiasi manifestazione di detestabile allegria, bombe d’acqua e cataclismi di entità variabile tra il grave e l’escatologico scuotono centro e meridione, mentre al nord la neve scende copiosa, soprattutto nelle ore non lavorative. Tempeste di fulmini disintegrano ripetitori televisivi, youporn e sagre paesane, scopare diventa attività lecita solo per i morti di figa asserviti alle loro menti sciocche e prive di valore alcuno. Ci si compiace solo dei film di Ingmar Bergman, e i discorsi sulla fine dell’universo conosciuto incombono sulla quotidianità di tutti gli italiani come la spada sulla testa di Damocle. Avesse giocato l’Irlanda, unica alternativa possibile e benedetta dagli dei del calcio, sarebbe stato diverso, ma anche i Boys in Green sono rimasti a casa e le stronzate stanno a zero. Detto questo, è iniziata la seconda giornata. In campo lo sterile Egitto del Cabezon Cuper contro gli scafati uruguagi diretti dal Maestro Washington Tabarez. Gli africani pressano e palleggiano in scioltezza, poi tentano qualche inutile cilena a mezzo campo e si fanno male come i bambini dell’asilo ai giardinetti. La Celeste è come sempre compatta, composta da una serie di pedatori mediocri e un paio di assassini tra difesa e mediana, oltre due fenomeni in avanti, il Pistolero Cane Suarez e il Matador Cavani, che potrebbero risolvere qualsiasi partita ma che, specialmente negli scampoli iniziali, non smenano una beata fava. Il Cane si è attaccato al polpaccio di fin dal riscaldamento e se ne sbatte abbastanza, Ednilson guarda in giro in cerca di patata e si atteggia chioma al vento e addominali in vista. Tra i discendenti di Cleopatra sfreccia, sulla fascia sinistra, Trezeguet, che non è parente ma si chiama così per la forte somiglianza somatica con l’ex centravanti della Signora, che, secondo me, non c’è neanche per il cazzo, ma va bene lo stesso, senza la Squadra siamo al circo.

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