HAROLD E MAUDE

CAPOLAVORI VINTAGE

La nostalgia è una brutta bestia, bisogna imparare a domarla di volta in volta, quando si liscia la pelle con quel breve strato di malinconia diventa invece un piccolo dono che il tempo dei ricordi ci concede una tantum, specialmente quando si parla di cinema e di un film in particolare. Non ve la menerò qui con i vari crediti tecnici e artistici, l’importante è sapere che il regista è stato il gran maestro Hal Ashby, uno dei migliori del suo tempo, che nasce come montatore, indovina tre o quattro film di nicchia, si dedica infine ai documentari fregandosene delle majors e delle puttanate californiane anni ottanta. Il cappello dedicato alla nostalgia si riferisce a lui, e in particolare a uno di quei film di culto che non tutti hanno avuto la fortuna di incontrare nella loro esistenza, Harold e Maude. A me è successo durante una notte insonne nel secolo scorso, addirittura sui canali Rai. Incantato dalle note di Cat Stevens mi sono subito innamorato di questa storia d’amore irriverente, fuori dagli schemi, divertente e con alcuni risvolti drammatici. Molti critici si sono soffermati sui tentativi surreali di suicidio che Harold cerca di mettere in atto per attirare l’attenzione della madre ingessata e snob, anche se ci sono dei momenti di grande riflessione interiore quando il protagonista divide il suo tempo con la meravigliosa Maude, donna innamorata della vita, ma che non riesce più a portare con se il pesante fardello del dolore accumulato nei campi di sterminio nazisti. Tra le tante sensazioni e i tanti ricordi di quella pellicola memorabile poi rivista altre cento volte, l’insegnamento lasciato da Maude ad Harold davanti al campo di margherite è centrale è fondamentale, spesso alcuni sceneggiatori riescono a trovare il senso dell’umana esistenza regalando risposte semplici a domande che non smettiamo mai di porci.

“ Sai, Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa, permette che altra gente la consideri uguale. ”

 

     

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