BENVENUTI A MARWEN

CINEMA

BENVENUTI A MARWEN

Io adoro Robert Zemeckis per diversi motivi. E’ mezzo italiano, è amico di Spielberg e ha diretto Ritorno al Futuro, che per me è come il Sacro Graal per i Templari. Mi piace sempre, qualsiasi cosa faccia, anche se magari esagera a volte e spara inquadrature puerili esaltando concetti da giardino d’infanzia in pieno stile gossip, in uno dei film peggiori degli ultimi cento anni, La morte ti fa Bella. Ma gliel’ho perdonata, anzi, se lo danno alla tele lo guardo, dieci o venti minuti al massimo, ma lo faccio, perché si tratta di Zemeckis, lui se lo può permettere, lui lo può fare. La pellicola che Robert ci ha fatto vedere oggi, per quel che mi riguarda, è frutto di un piccolo colpo di genio narrativo. Al di là del piccoli bambolotti stile Big Jim e Barbie, con i quali i bimbi della mia generazione si sono sollazzati almeno fino all’età adolescenziale, mossi da un’ idea di fondo brillante, è la sceneggiatura a commuovere, spesso fino alle lacrime, spinte da uno Steve Carell in stato di grazia. Sono diverse, tra le altre cose, le chiavi di lettura e gli argomenti trattati in questo film dove la distanza tra fantasia e follia è incredibilmente piccola. Si parla di malattie mentali, che negli Stati Uniti, più che altrove, vengono spesso superficialmente curate solo attraverso prescrizioni di farmaci, e molto poco tramite il giusto atteggiamento psicoterapico. Poi il razzismo e la violenza adottata de un gruppo di emarginati nazisti ignoranti nei confronti del protagonista della vicenda, Mark, un artista considerato un diverso e, per questo, osteggiato, vessato e tacciato di essere pericoloso. Infine si tratta anche il problema dell’ alcolismo, pur senza approfondirne del tutto i concetti. Un film bello, un film di Robert Zemeckis, quindi garanzia di qualità. Attimi di malinconia ben spesi dentro a un viaggio di fantasia pura e genuina. Andatelo a vedere.

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