CREED II

CINEMA

CREED II

Molto probabilmente la frase “Come ti chiami?” “Creed!!!” entrerà a fare parte della Hall of Fame del cinema moderno alla pari di “Questa è Sparta!”. Non ci sono cazzi, il film è figo, commovente, pieno di momenti memorabili, e pensate un po’, stiamo parlando del secondo capitolo di uno spin-off di una saga che ne ha avuti sei. Sul serio, spesso quando si parla e si racconta la visione dei vari capitoli della saga messa in scena per la prima volta più di quarant’anni fa da Stallone, i soloni e i critici strategici della settima arte storcono il naso, lo fanno sempre, non smettono mai. E sbagliano. Già, perché molto spesso un film non deve per forza essere una tragedia cecoslovacca per arrivare al cuore della gente, non funziona così, molte volte vincono le storie semplici che raccontano il dolore, la rabbia, brevi momenti di gioia, tutto quello che la vita ci può regalare giorno dopo giorno. Poi va bene, tutti gli incontri, dei veri e propri massacri, sfiorano la fantascienza, ma sono girati in modo fantastico, creano pathos nonostante il finale sia scontato, e non è poco. Stallone, e questo l’ho già detto anche per il primo Creed, è bravissimo, invecchiando è diventato un attore commovente, credibile, affascinante, dentro la piega di ogni ruga si nasconde qualche ricordo, qualche combattimento, Adriana. Lei c’è sempre, come potrebbe essere altrimenti, e non è nemmeno un ricordo lontano, Rocky la trattiene a sé e riesce a trovare la forza nel loro amore. Per qualche minuto ho temuto che la sceneggiatura, opera dello stesso Stallone, prevedesse la morte del vecchio pugile di Philadelphia, ma, e ve lo dico subito, non dovete temere, non accadrà, il vecchio eroe troverà nuove battaglie da combattere e nuovi stimoli, sempre e per sempre. Per il resto, come dicevo, il film è bello, anche se avrebbero potuto scegliere un doppiatore all’altezza per la voce dello speaker televisivo, è tremenda, sul serio. Grande la colonna sonora, moderna, fresca, anche se nei momenti topici fa ancora capolino il caro e vecchio “Going The Distance” di Bill Conti, oltre al tema principale “Rocky’s Theme” del primo Rocky, quello di Avildsen, che, lo ricordo ai ben pensanti, nel 1977 vinse come miglior film e miglior regia, sconfiggendo pellicole storiche come “Taxi Driver” e “Quinto Potere”. Insomma, il secondo Creed regge ancora la scena, e secondo me non è ancora finita qui, quindi, per il momento, l’unica cosa da fare e correre al cinema e godervelo fino ai titoli di coda, senza perdere un fotogramma, e senza picchiare nessuno all’uscita dalla sala.

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