DEADPOOL 2

CINEMA

Se c’è una cosa che mi piacerebbe fare, fossi Ant-Man, sarebbe entrare dentro il cervello di Stan Lee e vedere cosa c’è dentro. Lo ammetto, sono sempre rimasto affascinato dal mondo dei fumetti, come milioni di altri bambini nel mondo, gli eroi, gli antagonisti, città che esistono solo sulla carta e che vivono una vita propria e dove tutti avremmo voluto abitare almeno per un giorno, dormirci per una notte. L’unica cosa, crescendo poi, che in qualche modo mi infastidiva, era il linguaggio da parrocchia, da raduno settimanale dei boy-scout, da colazione da Tiffany. Poi è arrivato il grande Wade Wilson, un umorista scurrile e logorroico con le palle, e l’universo non è stato più lo stesso. Il debutto della prima sinfonia per Deadpool è orchestra aveva già provocato forti sconquassi a livello gastrico-duodenale ai puristi del messaggio morale che riguardava l’etichetta che un uomo dotato di super-poteri doveva tenere in pubblico, ma aveva comunque divertito grandi e bambini inaugurando il genere soft-splatter ad uso famigliare. Il sequel è un film assolutamente spettacolare che rimane affezionato all’idea di prendersi poco sul serio pur regalando all’audience due ore di autentico delirio semi e post drammatico, al di là della comicità pura, delle battute black ammantate di cinismo, l’azione regna sovrana. Ritmo pompato a manetta, sceneggiatura perfetta per il genere, alla fine della fiera vorresti non finisse mai, ti affezioni al cazzone e a tutta la combriccola tanto da scendere al pub a farti un bicchierino con loro, giusto per vivere un po’ di adrenalina e sentire in diretta la montagna di cazzate esilaranti che si buttano in faccia tutina rossa e il suo amichetto barista mercenario.  Da vedere.

  

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