GLASS – DAL 17 GENNAIO AL CINEMA

CINEMA

GLASS

Benvenuti nel mondo di Shyamalan. Il regista anglo-indiano chiude in maniera pirotecnica, con questo riuscito crossover, la trilogia iniziata nel 2000 con Unbreakable e proseguita con il più recente Split. Vi avverto immediatamente che non è possibile accostarsi alla pellicola senza avere prima visionato i due lavori precedenti, che potete trovare su Netflix, quindi datevi da fare. Shyamalan è un artista particolare, lunatico, inquietante, è riuscito a realizzare alcuni film di grande livello che si sono alternati ad altre cose particolarmente brutte. Personalmente ho sempre giudicato Unbreakable il suo momento espressivo migliore, poetico più di altri, rigorosamente in linea con la proverbiale lentezza stilistica che il regista utilizza per aggrovigliare e dipanare matasse. Bruce Willis aveva la faccia giusta, il viso spigoloso e malinconico dell’eroe per caso, quello che si batte perennemente contro le ingiustizie e quasi invincibile, ma non così tanto da non dover soffrire duramente prima di avere ragione dell’avversario. Split ha rappresentato la rinascita dopo tante vaccate, un ritorno al passato piuttosto sorprendente, e non solamente per l’interpretazione mostruosa di McAvoy, che in anche in Glass sfodera una prova assolutamente sopra la media. No, con Split Shyamalan ha dimostrato a tutti di essere ancora in grado di scrivere, di avere molto da dire. La conferma è arrivata proprio con Glass, e non è stato facile, perché scadere nel ridicolo e nel grottesco, in certi casi, è prassi comune. In questo caso invece il risultato va ben oltre le aspettative, in un turbinio sagace di accadimenti che scavano a fondo nella psicologia umana, nel dramma, nel dolore. Il pretesto narrativo, il mondo fantastico dei fumetti, non è un aspetto secondario, Shyamalan ha il grande merito di renderlo perfino reale in alcuni momenti. Glass è anche toccante, perfino commovente. La storia, sostenuta e impreziosita dalla magnifica colonna sonora di West Dylan Sorson, che si è avvalso anche dei rimandi precedenti del grande compositore statunitense James Newton Howard, amplifica volutamente la sensibilità del pubblico, che sfocia implacabilmente, in un paio di occasioni, nel piantino di rito. Glass è un lavoro delizioso e intelligente, non lasciatelo passare così, spendete un paio d’ore e andatevelo a vedere, è quasi un ordine.

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