IL PRIMO RE

CINEMA

IL PRIMO RE

 Lo ammetto, a volte ho dei pregiudizi su alcuni film. Nascono a caso, non c’entrano niente il regista, il genere o i protagonisti, talvolta basta la visione del trailer per farmi dire che non fa al caso mio e che preferisco uscire per fare altro. Lo stesso è accaduto per Il Primo Re. Dubbioso, sono entrato in sala controvoglia, nonostante la pellicola sia di Matteo Rovere, reduce dal notevole Veloce come il vento, il protagonista Alessandro Borghi, indiscutibilmente il migliore interprete italiano dell’ultimo periodo,  e la sceneggiatura storica raccontasse della nascita di Roma. Sono uscito un po’ deluso, meno di quanto mi aspettassi certo, proprio perché comunque Borghi porta sullo schermo una performance grande livello e Rovere esprime altrettanto bene il suo stile perentorio, potente e spettacolare, però senza l’entusiasmo tipico dello spettatore felice di quello ha appena visto. Intanto, non è facile misurarsi con un’opera sottotitolata recitata in lingua morta, in questo caso il proto-latino, ci vogliono le palle e una grande esperienza. Ci ha provato Mel Gibson per ben due volte, con un budget infinito e una fotografia curata  in maniera meticolosa e maniacale, trovando un riscontro positivo con The Passion, mentre Apocalypto non ha avuto il medesimo successo. Due lavori notevoli però, importanti e diretti con maestria e intelligenza, tuttavia difficili. Lo stesso si può dire de Il Primo Re, dove i soldi a disposizione erano molti di meno. L’idea di fondo è ottima, non si discute, la scena iniziale della piena del Tevere, incredibilmente spettacolare, lascia presagire scenari cinematograficamente interessanti, ma poi, proseguendo nella visione, sembra sempre che manchi qualcosa, il classico centesimo per fare la lira. Non a livello narrativo, la trama è ben congegnata, non ci sono punti ciechi, tutto si collega e va bene così. Ma è il film è spesso truculento in maniera ingiustificata, si perde in déjà-vù triti e ritriti, rallenta pericolosamente per poi ripartire con fatica. In definitiva si tratta di una pellicola fatta bene ma incompleta a mio parere, che comunque va vista perché si tratta sempre di un lavoro innovativo per il panorama italiano.

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