IL VIAGGIO DI YAO

CINEMA

IL VIAGGIO DI YAO

Tutti veniamo da qualche parte, spesso non sappiamo da dove, però le nostre origini, le nostre radici, sono piuttosto misteriose. Certo, il più delle volte, non sempre, sappiamo dove siamo nati, da dove arrivano i nostri nonni, i nostri bisnonni, ma poi tutto si perde nei meandri del tempo. Chissà quali e quanti continenti i nostri avi hanno dovuto calpestare per portare la vita fino a noi, quali insegnamenti hanno dato ai loro figli, quali erano i loro usi, i loro costumi, le loro leggende. Il Viaggio di Yao racconta un po’ tutto questo, prendendo a pretesto una toccata e fuga senegalese da parte del protagonista, Seydou Tall, star del cinema d’oltralpe, interpretato dall’ottimo e simpatico attore francese Omar Sy, uscito allo scoperto alcuni anni fa con la commedia Quasi Amici. Il film, diretto dal regista di Emotivi Anonimi Philippe Godeau, è assolutamente godibile. Pur non partendo bene, si scioglie piano piano durante il percorso accompagnato dalla verve del giovane attore Lionel Louis Basse, che dà vita al personaggio del giovane Yao. La fotografia si commenta da sola, scopre le vastità del Senegal da Dakar fino al piccolo paesino dove il ragazzino vive con la sua famiglia. Lo stile di vita africano, dove il tempo è più lento che in Europa, trascina Seydou in un mondo a lui sconosciuto ma che fa parte del suo spirito e del suo cuore, lo porta a riflettere su quella che è stata la sua vita fino a quel momento, a quello che è il rapporto con suo figlio e con sua moglie. Yao lo aiuterà, con la sua indole buona, e lo accompagnerà in questo road movie fino alla fine del percorso, dove tutti i nodi vengono al pettine. Un buon film quindi, nonostante le perplessità dovute all’eccessiva lentezza iniziale quindi, assolutamente da vedere, magari con gli occhi curiosi del bambino che c’è i noi, quello che, ogni tanto, salta fuori a sorpresa e ci insegna sempre qualcosa.

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