LA CONSEGUENZA

CINEMA

LA CONSEGUENZA

Un film patinato, confezionato con una certa raffinatezza, che vede come centro assoluto Keira Knightley, che sfiora i fasti di “Espiazione”, e “Orgoglio e Pregiudizio”, sia per l’interpretazione che per la sensualità che riesce a trasmettere, pur apparendo piuttosto esile sul grande schermo. Una vicenda ambientata pochi mesi dopo il termine della prima guerra mondiale, nella Germania devastata dai bombardamenti, dalla fame e occupata dalle forse alleate, che nutrono un odio viscerale per gli sconfitti, colpevoli di avere cominciato un conflitto terribilmente sanguinoso e costellato da crimini inenarrabili. In mezzo a questo clima doloroso si muove una coppia inglese, Lewis Morgan, un colonnello dell’esercito, e la sua bella moglie Rachael, che per motivi legati al servizio prendono alloggio alla periferia di Amburgo, nella meravigliosa villa dell’architetto tedesco Stefan Lubert, rimasto vedevo a causa dei bombardamenti, che vive assieme alla figlia adolescente Greta. Anche i Morgan avevano subito una grave perdita a causa degli eventi bellici, quella del loro bimbo, perito sotto le macerie nel 1942, un lutto che non erano riusciti ad elaborare e a superare. Per questo motivo Rachael vive in una condizione di perenne fragilità, anche a causa delle continue assenze di Lewis, e per questo, dopo un’iniziale dimostrazione di odio nei suoi confronti, si invaghisce di Stefan con il quale tradisce in marito. Gli eventi che si susseguono in maniera piuttosto sorprendente regalano a questo lavoro, diretto con il giusto piglio dall’esordiente James Kent e prodotto da Ridley Scott, un finale inaspettato e commovente. Ottime le prove recitative di Alexander Skarsgård e Jason Clarke, assolutamente a loro agio nelle parti Stefan e Lewis, e della giovanissima Rosa Enskat in quelle di Greta.

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