LA FAVORITA

CINEMA

LA FAVORITA

Yorgos Lanthimos è un fan di Stanley Kubrick. Deve avere visto e rivisto Barry Lindon almeno un centinaio di volte, forse di più. La luce naturale, le candele, l’atmosfera cupa e buia dei palazzi, il lordume. Ecco, in questo caso il regista greco ha superato il maestro americano in bravura, qui l’odore di merda si percepisce distintamente attraverso le immagini, così come quello del vomito e della muffa. Non ho mai visto rigettare al cinema così tante volte, almeno una decina, nemmeno nell’esorcista, e probabilmente questo si poteva tranquillamente evitare, ma a parte questo tutto il resto va benissimo, perché riuscire a far percepire al pubblico perfino l’umidità che si respirava a corte non impresa semplice. La Favorita è anche questo, oltre alle prove recitative mostruose di tre grandi attrici, Olivia Colman, già vincitrice della Coppa Volpi per la sua performance in questa pellicola, Emma Stone, straordinaria e intensa come non mai, e, dulcis in fundo, la meravigliosa Rachel Weisz, che si cala alla perfezione dentro un personaggio difficile e regala al pubblico una performance di grande livello. La Favorita ha avuto ben dieci candidature per gli imminenti premi Oscar : miglior film, regia, attrice protagonista alla Colman, attrice non protagonista sia alla Stone che alla Weisz, sceneggiatura originale, fotografia, scenografia, montaggio e costumi. Una menzione va spesa sicuramente per fotografia e costumi, curati rispettivamente da Robbie Ryan e da Sandy Powell, tre volte premio Oscar per Shakespeare in Love, The Aviator e Young Victoria. In definitiva, questo lavoro di Lanthimos si può dire raffinato, anche se rasenta il puro esercizio si stile e sfiora il grottesco nella scena del ballo di corte, dove ha tentato una contaminazione con i tempi moderni, esperimento riuscito in passato a Brian Helgeland con Il destino di un cavaliere e a Sofia Coppola con Marie Antoinette, che in questo caso non convince più di tanto. La Favorita è comunque un lavoro assolutamente piacevole e godibile, cucinato ad arte e servito su un piatto d’argento, uno di quei film che si possono tranquillamente consigliare senza timore di fare brutta figura.

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