LEAN ON PETE

CINEMA

Andrew Haigh è letteralmente esploso al Festival di Berlino del 2015 con il film “45 Years” portando a casa meritatamente l’Orso D’Argento. Dichiaratamente gay, si è occupato dei problemi e delle difficoltà degli omosessuali, ma non solo, ha cercato anche di approfondire e di analizzare i complessi rapporti che si creano all’interno di famiglie complicate, quando l’assenza provoca dolore e la solitudine appesantisce i giorni in maniera insopportabile. Questo è il quadro, in modo ultra sintetico, dell’ultimo lavoro del regista inglese, “Lean on Pete”, il racconto delle vicissitudini di un quindicenne che, rimasto orfano di padre, adotta un vecchio cavallo da corsa di nome “Lean On Pete”, con il quale intraprende un poetico e sofferto viaggio attraverso gli States alla ricerca di una lontana parente. Si tratta di un road movie girato con il cuore in una mano e la macchina da presa nell’altra, una regia ferma, articolata, figlia di una sceneggiatura importante che sostiene la pellicola senza nemmeno una piega. Il film ha un ritmo suo, come deve essere, e viaggia dentro i paesaggi del West fotografato alla perfezione da Magnus Nordenhof Jønck. Di grande livello l’ interpretazione del protagonista, il giovanissimo attore e figlio d’arte americano Charlie Plummer, che divide il proscenio con Steve Buscemi, autore di una performance come al solito sublime. Lean on Pete andrebbe visto al cinema, pur vivendo su emozioni legate al testo, perché si tratta di un lavoro ad ampio respiro scenografico che , dentro allo schermo di un PC, perde naturalmente di impatto. Una vera e propria sorpresa primaverile questa produzione britannica distribuita in Italia dalla Teodora Film, che si insinua tra le produzioni Marvel e DC per ridare al cinema quella connotazione intimistica che si era andata leggermente perdendo negli ultimi anni ma che non smette mai di ammaliare gli spettatori in sala.

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