THE POST

CINEMA

Spielberg è uno dei miei tre, quattro registi preferiti. E’ un uomo che, quando disegna e compone un film, non sbaglia praticamente mai, prende il tempo che deve prendere, lo modella per quel che serve a raccontarci la storia che deve raccontarci e via, liscio come un cartone a martello di Spencer e Hill. Quando mi sono imbattuto in una delle sue opere considerate, ingiustamente, minori, qual è “ L’Impero del Sole”, sono rimasto, ed ero un giovinetto alle prime armi, senza parlare per almeno due giorni, un lavoro intenso, vero, vivo, straordinariamente comunicativo.

Ecco, The Post è un po’ così, che a leggere la trama c’era la possibilità di venire traditi per la prima volta dal grande Steven, ma non è stato così, anzi. Il fatto di appoggiarsi a Tom Hanks per questa pellicola dedicata alla stampa e alla libertà, è stata una scelta azzeccata, così come quella di affiancargli una Meryl Streep in forma smagliante, perfetta e intensa nel suo recitato lineare e commovente.

Qui si parla anche di come l’amministrazione americana manovrava, attraverso i media, i cittadini, di come alcuni presidenti, anche coloro in odore di santità, abbiano mentito e mandato alla morte migliaia di giovani solo per non dare un immagine perdente del loro Paese, e qui, non come in quest’ epoca di giornali formato carta da culo e trasmissioni televisive trash e inguardabili, i giornalisti si sono assunti le loro responsabilità e, mettendosi contro i poteri forti, sono riusciti ad aprire gli occhi all’opinione pubblica.

Pellicola magistrale, intensa, intrisa dei colori che ritroviamo nei vecchi film dei primi anni settanta, assolutamente da guardare, il venerdì, verso mezzanotte, quando tutti sono andati a letto e ci viene quella voglia di gelato proibito che ci si concede al riparo da occhi indiscreti.

 

 

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