17 ANNI (E COME USCIRNE VIVI)

NETFLIX e INFINITY

17 ANNI ( E COME USCIRNE VIVI )

Tanti anni fa, che era estate, credo luglio, stavo passeggiando in centro, poco prima di sera. Al cinema davano dei film in seconda visione, oppure alcune novità minori. Era buona norma, prima della serrata d’agosto, non frequentare le sale per la scarsa qualità delle pellicole presentate. Comunque, irretito dal manifesto bucolico riempito da piante rampicanti e Winona Ryder, entrai. Si trattava de Gli anni dei Ricordi, di Jocelyn Moorhouse, lavoro straordinario che mi piacque a tal punto da creare la categoria dei Film a Sorpresa, quelli che non diresti mai e che invece ti entrano nel cuore. Non ce ne sono stati tanti dopo quello, a dire il vero, ma talvolta capita. E infatti oggi mi sono imbattuto in uno dei nuovi film distribuiti, ma non prodotti, da Netflix, che ha sempre buon occhio quando si tratta di trovare qualcosa di intrigante, dal titolo 17 anni (e come uscirne vivi), diretto da un’esordiente, la poetessa americana Kelly Fremon Craig, che lo ha scritto e anche prodotto; nel cast un simpatico Woody Harrelson e una straordinaria Hailee Steinfeld, giovanissima candidata all’Oscar per il remake dei Coen de Il Grinta. Insomma, un film indipendente fresco, intelligente, commovente, divertente, ricco di sfumature, di personaggi nei quali individuare molti dei tormentoni della nostra vita adolescenziale. Perché si, qui si parla di quel periodo lì, dell’adolescenza, e dei rapporti tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici. Le vicende della geniale protagonista, Nadine, sono scandite dai suoi fallimenti e dalle sue rinascite, dalla ricerca di una figura paterna, dall’idea positivista che, alla fine, ogni cosa si può superare, rimuovendo barriere e creando empatia, cercando aiuto quando serve, continuando comunque a lottare senza arrendersi mai. Questa è un’ opera molto più complessa di quel che dice il titolo, confezionata ad arte e piena di spunti di riflessione, un lavoro importante che va guardato con attenzione, non con superficialità. E’ uno di quei casi in cui mi va di scrivere “non perdetevelo per niente la mondo”, è un ottimo consiglio, abbiate fede.

 

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