BLACK SUMMER

NETFLIX e INFINITY

BLACK SUMMER

I veri esperti di zombie, gli storici del fenomeno e gli ex combattenti delle guerre Z, avevano stabilito un protocollo da attivare in caso di emergenza e che stabiliva le regole base di sopravvivenza e una descrizione dettagliata delle caratteristiche dei non morti, sia fisiche che comportamentali. Tutto è andato un po’ a puttane dopo la distribuzione, da parte di Netflix, della serie americana, in otto puntante, Black Summer. Gli sceneggiatori sono gli stessi di Z Nation, e questo dovrebbe essere visto come un prequel, ma in realtà non è così perché la spaccatura temporale tra le due vicende è troppo marcata. Comunque, in questo caso, gli zombie hanno delle funzioni e dei metodi totalmente diversi dal passato, in qualche modo si sono evoluti. Questi, ad esempio, corrono, e lo fanno senza sosta e per tutto la durata dell’opera diretta, per la maggior parte, da John Hyams. L’altra grossa novità è che il contagio non avviene solamente dopo il contatto, bensì dopo ogni decesso, qualsiasi ne sia l’origine. Le cause non vengono mai spiegate, ma c’è da dire che il feeling con lo spettatore è immediato, quindi le motivazioni diventano, fin da subito irrilevanti. Il montaggio è il vero segreto del successo finale dell’intera opera. Le vicende si sovrappongono e si sostengono, aumentando il ritmo e il pathos. Lo stile, in questo, è verosimilmente più vicino a Kieślowsky che a un film horror, anche se purtroppo, ogni tanto, gli strafalcioni limitano la qualità dell’ottimo lavoro di Andrew Drazek e Chris Bragg davanti al Wondershare Converter. C’è da divertirsi comunque, e non solo per gli amanti del genere, e per questo motivo, oltre che per l’ottima performance recitativa di Jaime King, lo consiglio vivamente, nessuno si annoierà, statene certi.

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