ELITE: LA RECENSIONE DELLA SERIE SPAGNOLA TARGATA NETFLIX

NETFLIX e INFINITY

 

Ancora Netflix e ancora Spagna.

Dopo il fragoroso successo de “La casa di carta”, Netflix ripropone in pompa magna una serie spagnola di otto puntate avvincente come poche nel suo genere.

Non raggiunge i fasti della meraviglioso racconto della rapina alla zecca di stato, certo, prima di arrivare a tanto bisognerà puntare al capolavoro totale, però spacca letteralmente lo schermo grazie

a una regia praticamente perfetta e ad un uso sapiente della fotografia e dell’immagine.

La sceneggiatura è notevole, impreziosita da colpi di scena scevri da luoghi comuni e déja-vù, riesce ad intrappolare l’audience in maniera definitiva fin dai primi fotogrammi.

Gli attori, alcuni già visti nella Casa di Carta, altri esordienti ai massimi livelli, tutti giovani ma assolutamente credibili nelle loro interpretazioni di adolescenti problematici intrappolati dentro

esistenze infarcite di ipocrisia e cattive intenzioni.

Elite, lo dice il titolo stesso, racconta del conflitto di classe che ancora adesso contraddistingue la vecchia Europa, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Non ci sono buoni e cattivi, non esistono lezioni di morale o leziosi insegnamenti di vita, tutti hanno dei segreti nascosti e sono disposti a tutto per difenderli in una sorta di egoismo dilagante che

annienta amori e amicizie.

Non si fanno prigionieri, l’arrivismo della classe eletta si contrappone alla voglia di emergere dei peones stanchi dell’indigenza e della vita di quartiere.

Dispute a carattere religioso, sessuale, politico, pare non esserci una fine ai problemi di questi compagni di classe lontani anni luce da quelli descritti da Venditti, qui si arriva ad uccidere per

coprire magagne e alimentare strategie destabilizzanti, un mondo diverso, crudo e assolutamente realistico.

Assolutamente da vedere.

 

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