I AM MOTHER

NETFLIX e INFINITY

I AM MOTHER

Fin dal primo secondo del trailer di questo bel lavoro prodotto e distribuito da Netflix, si intuisce che il legame psicologico che si instaura tra la protagonista della vicenda e il pubblico non potrà essere scalfito da una pausa Pocket-Coffee o da una pallosa telefonata di una venditrice di contratti farlocchi. Si, perché questo film è proprio bello, scritto molto bene da Michael Lloyd Green e diretto con il giusto piglio fantascientifico dal mitico Grant Sputore, in realtà al suo esordio, ma che con un nome del genere  è già diventato  idolo assoluto per migliaia di nerd  e per me. Oltre alla presenza del robot “Madre”, che in realtà è diventata l’anima senziente del mondo e infingarda protettrice di quello che rimane della razza umana, si alternano sullo schermo solo due attrici, entrambe eccezionalmente brave, Clara Rugaard-Larsen nel ruolo di “Figlia” e l’incredibile Hilary Swank, due volte premio Oscar per il meraviglioso “ Boys Don’t Cry” e per lo struggente “Million Dollar Baby”, che qui invece veste i panni di “Donna”, imperscrutabile figura che balla tra  solitudine e  scaltrezza,  forse ultima presenza vivente di quella che un tempo era la razza terrestre dominante, ma che ora, per motivi diversi, è legata a doppio filo alle macchine che l’hanno quasi distrutta. Insomma, I am Mother è un lavoro che scorre via a ritmo sostenuto, con una sua originalità e una sua vita, nonostante si possano trovare diverse analogie con altre pellicole di genere. Personalmente la storia mi ha ricordato soprattutto Isaac Asimov, proprio perché ricalca l’abituale malinconia proposta nella narrazione dal  grande scrittore di fantascienza americano di origine russa. Sul serio, non perdetevelo, rimarrete piacevolmente stupiti.

 

 

Facebook Comments