LA MERAVIGLIA DELLA CASA DI CARTA

NETFLIX e INFINITY

Nei piani del Deliso c’era l’idea di buttare giù quattro righe e cinque voti riguardo al Grande Fratello 15, ma non lo farò, questa gente che ha rovinato la televisione come nessun altro al mondo trasformando tutto in merda non merita più nemmeno l’attenzione sarcastica e ironica che è dovuta a chiunque entri nella scatola magica, non ci sono chance contro la pochezza intellettuale, etica e morale dursista. Invece vi racconterò di un’altra casa, una casa di carta spagnola, La Casa de Papel, meravigliosa serie chiusa che Netflix ha regalato al volgo sognante di cui faccio modestamente parte. Non vi racconto un cazzo, sarebbe impossibile e toglierebbe suspense alla visione, vi dico solo che tutto è estremamente figo, dalla sceneggiatura, alla regia, all’interpretazione attoriale, ma no, non vi racconto nulla sul serio, vi presento solo i protagonisti.

Il Professore – E’ un cattivo buono, di quelli con classe, in realtà rappresenta il sogno di tutte le persone con un QI superiore al minimo sindacale, forse un po’ di più. Dietro agli occhiali che porta con fare nerd si nasconde il dolore di un uomo solo, un uomo alla ricerca del riscatto personale, un uomo che prova a santificare i progetti di un padre morto troppo presto. Memorabile e strafigo.

Tokyo – Donna affascinante, sensuale, impulsiva, romantica, cerca la felicità definitiva dopo aver seppellito il suo fidanzato rimasto sul marciapiede al termine di una rapina fallita. E’ la voce narrante ma non la protagonista assoluta, è sensualmente violenta quel tanto che basta per arrapare schiere di segaioli da maratona notturna o antichi seguaci del Marchese de Sade. La Nikita de La Mancha.

Berlino – Uno psicopatico con i giorni contati non può che sprizzare figosità. L’inquietudine e il cinismo non lasciano presagire un animo da eroe, e invece, come spesso accade, dal letame nascono i fiori.

Mosca – Con lui si piange, si ride, e un po’ mi assomiglia come tutti i ciccioni con la barba e qualche riga canuta tra i capelli scuri. Dentro il gruppo di “disgraziati” mette dapprima la ragione, poi il cuore, che è così che va con chi prova a rimediare agli errori compiuti in passato. A lui tutto il nostro affetto.

Denver – Il figlio di Mosca, un casinista guascone angosciato da una moltitudine di problemi esistenziali, si innamora durante il tragitto, soffre un po’, tiene duro e fa il suo. Uno con i coglioni.

Helsinki – Enorme serbo glabro che ancheggia come un orsacchiotto che cerca ancora la tetta della mamma. All’inizio fa paura, poi gli vuoi bene, sempre di più, a serie finita ti ritrovi a cercarlo sull’internet per adottarlo, farne a meno diventa praticamente impossibile.

Nairobi – E’ simpatica, e poi tutti sanno che le persone con il naso grande mi sono da sempre molto care. Tiene nascosti in grembo alcuni segreti personali che piano pilano rivela a tutti noi con grinta e coraggio. Leale, schietta, cazzuta.

Oslo – Non parla mai, sorride a volte, è il compagno di Helsinki, quello per cui darebbe la vita, si chiama Ratko, è nato a Belgrado nel 1974.

Rio – Giovane scanzonato che cerca di mandare tutto a puttane fin dall’inizio, ma non è colpa sua, ha gli ormoni a mille e tanta voglia di lei, come direbbero i Pooh.

Il direttore della zecca – Chiunque ha visto La Casa de Papel sa che, dovesse mai percorrere le vie di Madrid e incontrarlo, lo prenderebbe a cartoni in faccia e a calci in culo in un battibaleno, per poi , una volta a terra, pisciargli addosso. Rappresenta la mediocrità, la pochezza, il cinismo, la cattiveria, ma no, non è peggio del Grande Fratello 15. Cercate la Casa di Carta quando potete, salutatemeli tutti, tranne il direttore, e fate buon viaggio.

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