L’ALIENISTA

NETFLIX e INFINITY

 

Daniel Brühl è uno dei miei attori preferiti in senso assoluto.

Se c’è lui guardo qualsiasi cosa, non mi fermo nemmeno davanti a una schifezza immane.

Difficile però che questo accada, Daniel di solito non si fa tentare dal soldo facile e sceglie sempre lavori dove può imporre la sua grande capacità teatrale reimpostata per il grande schermo.

L’Alienista è una serie importante, per tanti motivi. Intanto viene finalmente rispolverato il filone caro a Doyle e Poe, la narrazione costruita sul metodo deduttivo, anche se qui siamo sensibilmente più vicini al buon vecchio Auguste Dupin dei Delitti della Rue Morgue che allo Studio in Rosso di Sherlock Holmes.

La scenografia cupa e scura in pieno stile ottocentesco riesce ad essere lo sfondo ottimale per le indagini del Dottor Laszlo Kreizler, interpretato dal bravissimo Brühl.

Non siamo a Londra ma a New York, una New York sporca e pericolosa, dove si vive tra alcol e prostituzione, una New York fredda con inverni glaciali, una New York, infine, a tratti perfino affascinante nella sua decadenza putrida e affamata di orrore.

Poi, ancora, si rientra nell’analisi psicologica consueta ai giallisti della prima ora, quella che entra in modo diretto ben dentro la mente sia del detective che del serial killer, articolando i vari indizi in maniera certosina, in modo da srotolare i misteri che avvolgono il contesto narrativo di volta in volta fino a trovare una soluzione.

E quindi, a giochi fatti, un lavoro intelligente creato ad arte per gli amanti del thriller noir, con una regia attenta e una grande cura dei dettagli.

L’ennesimo grande colpo firmato Netflix.

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