Mori, The Artist’s Habitat

CINEMA NETFLIX e INFINITY

Scrivere di questo straordinario film è un po’ un pretesto per raccontarvi di un grande regista giapponese, Shuichi Okita, maestro di cinema di cui ricordo solo piccole e grandi meraviglie.    Intanto, per cominciare a prendere contatto con il mondo di Okita potete tranquillamente trovare una delle sue due produzioni serial su Netflix. Il telefilm si chiama “ Hibana: Spark ”, è pregno dell’ ironico sarcasmo del direttore giapponese e introduce in maniera soft alla comprensione della sua opera. Poi, se magari vi interessa approfondire ancora, potete sicuramente recuperare sul mercato la versione in DVD di “The Woodsman and the Rain” e “A Story of Yonosuke” , due autentici capolavori, proiettati al Far East Film Festival di Udine dove hanno riscosso grande successo sia di critica che di pubblico. Detto questo, veniamo all’ultima chicca, datata 2018, che ci è stata regalata da Okita, in concorso alla kermesse friulana di quest’anno, “Mori, The Artist’s Habitat”, una storia raccontata e dipinta per lo schermo soavemente, quasi sussurrando all’orecchio degli spettatori, per dire e spiegare la vita di un artista, il modo di interpretare quello che fa, di descrivere il suo rapporto con l’universo che lo circonda, con sua moglie, moderna Santippe, con tutti i suoi discepoli adoranti. Mori è poesia pura, il viaggio curioso di uno spirito libero dentro l’anima del suo giardino, che non trattiene dentro uno steccato i voli sognanti del protagonista, ma anzi, li moltiplica per quel che si può nella vastità della mente umana. Semplicemente stupendo, Okita non tradisce mai le aspettative d’ altronde, e questo film  va guardato senza pensieri di sorta, senza ansie, va gustato piano senza lasciare indietro nemmeno un fotogramma, un po’ come quando si assaporano i versi che i grandi poeti ci hanno regalato nel corso del tempo, o qualche breve attimo di felicità.

 

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