LAND OF MINE

NETFLIX e INFINITY

Land of Mine è un film di rara intensità e bellezza, difficile, che racconta fatti realmente accaduti alla fIne della seconda guerra mondiale, quando il governo danese impiegò più di 2000 prigionieri tedeschi, per la maggior parte ragazzi, l’ultima risorsa impiegata dal fanatismo hitleriano per tentare una disperata resistenza alle porte di Berlino.

Diretto magistralmente da Martin Zandvliet, che quest’anno ha fatto uscire, per Netflix, The Outsider, violenta e truculenta storia di yakuza, sesso e katane, Land of Mine porta sullo schermo una grande prova cinematografica, candidata agli Oscar 2017, dove è stata sopravanzata dall’iraniano Il Cliente.

Le uniche vittime di questo supplemento di conflitto sono i ragazzi, che vivono costantemente sul filo del rasoio mentre tentanto di bonificare le coste danesi dai campi minati predisposti dalla Wehrmacht preoccupati dell’eventuale sbarco alleato.

I rapporti tra il duro sergente Rasmussen e i giovani prigionieri nasce in modo duro, violento, mentre il tempo scorre lentamente in attesa dell’inevitabile incidente che prima o poi dovrà verificarsi.

La figura del sottufficiale viene tratteggiata in modo sofferto, la cattiveria iniziale si tramuta in comprensione, quindi in dolcezza, tutti pagano il prezzo della follia nazista, militari e civili, e i legami si intrecciano di fronte un mare che sa di freddo e a una spiaggia che sa di steppa. Il grigio è il colore dominante, riporta alla mente reminiscenze bergmaniane, tipiche del cinema nordeuropeo.

L’interpretazione corale è intensa, rude, ma incapace di nascondere l’umanità che si cela spesso sotto una spessa coltre di sofferenza.

Si tratta di un film da guardare e su cui meditare, non aspettatevi combattimenti all’arma bianca e scontri a fuoco scoppiettanti, qui si parla e si racconta tutt’altro.

 

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