SPLIT

NETFLIX e INFINITY

SPLIT

Ho conosciuto M. Night Shyamalan come milioni di altri, nei titoli di coda del Sesto Senso, film di culto che ha rivelato il regista di origini indiane al grande pubblico. E’ un po’ come per i libri, scopri una copertina, per caso, posta in uno scaffale alto, leggi il nome dell’autore, il romanzo ti piace e, come d’incanto, ti ritrovi a ordinare tutta la sua opera. Vale lo stesso per il cinema, almeno per quanto mi riguarda, ed è stato in questo modo che ho cominciato con Shyamalan. Subito dopo “vedo la gente morta” è venuto il turno di un’altra piccola chicca come Unbreakable, e poi via via tutto il resto, tra alti e bassi, tra pesanti cadute e riprese insperate. Con L’ultimo dominatore dell’aria  e After Earth si pensava di averlo perso per quel che riguarda il cinema di qualità, e invece, prima con The Visit e poi con lo strano ed inquietante Split l’insperata ripresa. Questo lavoro, sospeso tra horror e supereroi, è balzato inizialmente agli onori delle cronache grazie alla mostruosa interpretazione di James McAvoy, autore di una performance multipla qualitativamente eccezionale che non si vedeva dai tempi di John Lithgow nel film di Brian De Palma Doppia Personalità. Però, in questo caso c’è anche qualcosa che va oltre l’enorme prestazione attoriale del singolo, cioè una sceneggiatura ben scritta, claustrofobica e opprimente, un ritmo angosciante, una fotografia soffocante, una regia attenta e meticolosa che tira dentro lo spettatore fin da subito e non lo molla fino alla fine delle operazioni. Un film importante, niente da dire, che si unisce al già citato Unbreakable in un crossover che oggi vede la luce nelle sale italiane: Glass. Ma intanto, se non l’avete già fatto, andate a cercarvi Split su Netflix, lo trovate tra le novità, guardatelo e poi correte al cinema, pare sia cosa buona.

 

 

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