SUBURRA – SECONDA STAGIONE

NETFLIX e INFINITY

SUBURRA – SECONDA STAGIONE

Lo confesso, ci sono rimasto un po’ male, non eccessivamente perché il prodotto è confezionato a regola d’arte, girato anche meglio e con il solito ritmo serrato, però un po’ si. Suburra, distribuito in Italia da Netflix, aveva colto il bersaglio al primo sparo, grazie a una sceneggiatura cruda e senza orpelli, un’ immagine secca, a volte anche troppo sanguinosa, ma di una violenza necessaria per entrare ben dentro il clima del crimine romano, e poi, infine, quel tocco di sensualità piuttosto spinta che ormai fa parte del background di quasi tutte le serie ad alto livello che conosciamo. Insomma, questa seconda stagione non è che non piaccia, è un po’ moscia, in alcuni momenti assolutamente scontata, tranne il finale, preludio al terzo round. Ecco, il fatto è che qualche volta bisognerebbe darsi un tempo massimo, una scadenza, anche per non rischiare di continuare a riproporre sempre la stessa minestra che, e lo sappiamo, a lungo andare stanca. Alcuni personaggi, peraltro, sono stati caricati in maniera eccessiva, come, ad esempio l’Aureliano interpretato da quello che, in questo momento, è il miglior attore italiano sulla piazza, Alessandro Borghi. Le sue pose, assolutamente eccessive, spesso cadono nel ridicolo, così come le movenze lente, gli sguardi sempre e comunque truci, quell’atteggiamento da duro esageratamente teatrale che in qualche frame infastidisce, perché certe sparate in pieno stile Tennesse Williams dirette al cinema da Kazan in “Un tram che si chiama desiderio” erano consentite solo a Marlon Brando, tutti gli altri tentativi di imitazione sono diventati commedia grottesca. Molti i difetti quindi, non sufficienti, comunque, per chi si è appassionato alle vicende di questa saga quasi priva di buoni e ricca di personaggi cattivissimi, per disertare questa e tutte le stagioni a venire. Perché ce ne saranno, e magari anche migliori di questa.

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