C’E’ POSTA PER TE

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C’E’ POSTA PER TE

Maria De Filippi è un genio televisivo totale. Ha creato dal nulla un vero e proprio genere d’intrattenimento già nel secolo scorso, e continua, implacabile, a ottenere grande successo. La formula è, in realtà, molto semplice: lasciare persone comuni raccontare le vicende della loro vita, gioie, dolori, amori, in un trionfo di quotidianità e di buoni propositi. I sentimenti sono il vero cavallo di battaglia di C’è Posta per Te, e sfido chiunque, una volta dentro il programma a uscirne con facilità, a trattenere le lacrime. Ecco, quel che non va molto bene è l’incapacità degli ospiti di raccontarsi senza piangere, perché, al di là del dramma personale, l’esasperazione spinta ai massimi livelli toglie, a volte, dignità a chi ne parla. E poi, per completare il quadro critico, l’uso fastidioso dei bambini, annunciati da un cambio luci e da un fruscio fatato e devastante per l’impianto digestivo, che presentano al pubblico quadretti stucchevoli e retorici sorretti da una qualche base musicale struggente. Non è loro la colpa, di sicuro si divertono, però sarebbe meglio lasciarli serenamente a casa con papà e mamma il sabato sera a fare qualsiasi altra cosa. Detto questo, veniamo alla puntata d’apertura della stagione, che vede il mito Ricky Martin, simpatico e bello come sempre, arrivare in soccorso di due coraggiose sorelle sarde, cui il cantante e ballerino portoricano ha regalato una vacanza, un cifra in denaro sconosciuta e una valigia di abiti per il bimbo in arrivo di una delle due ragazze. Colpisce molto la storia di due giovani coniugi toscani, colpiti entrambi in rapida sequenza da un brutto tumore al sistema linfatico. Un amore vero, intenso, che li ha portati a sconfiggere la malattia insieme, e che ora li vede pronti a costruire il loro futuro in serenità. C’è stato, ovviamente, tra tanto dolore, anche un momento comico (cornificatore seriale e faccine del simpatico suocero), che rende il rodato format targato de Filippi affidabile per la prima serata del sabato sera, tanto che il prossimo sabato saremo ancora lì, con il fazzoletto in una mano, il cioccolato caldo nell’altra e una copertina scozzese sulle gambe. E va bene così.

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