CRISI A TEMPTATION ISLAND 2019

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TEMPTATION ISLAND 2019

 

L’estate porta con sé il sole, il mare, e il meraviglioso periodo canonico di disintossicazione dalla programmazione dittatoriale griffata Barbara D’Urso, compagnia cantante di casi umani, Sansone e tutti i filistei. E’ bello la sera, al riparo dalla calura diurna, rimestare le chiappe sul divano davanti ad uno schermo pieno di Netflix e di sport, il mondiale di calcio rosa, l’europeo degli Under-21  che si gioca in Italia, e da dove ci hanno già mandati via dopo un mezzo casino nel match perso contro la Polonia, squadra penosa e catenacciara come l’Inter del triplete di Mourinho. Ieri, infatti, è andato in onda sulle reti Rai il biscottone tra Romania e Francia che ha sancito l’eliminazione azzurra, e per questo, durante un raptus di zapping pubblicitario incontrollato, mi sono imbattuto nell’edizione 2019 di Temptation Island, solo per due secondi a dire il vero, ma quel tanto che basta per poter udire distintamente il classico ordine perentorio e secco che giunge, ubi maior, dalla mia compagna e padrona: “Basta calcio, lascia lì!”. Ora, io avrei potuto scegliere, vista la primavera passata da immolato sull’altare della saga di Marco Caltagirone e su quello degli sproloqui deliranti  di Francesca De Andrè,  avrei potuto alzarmi e andare a letto, oppure uscire per una passeggiata con passo lieve lungo il dolce saliscendi che caratterizza le colline di Moruzzo, ma ancora una volta hanno vinto pigrizia e sticazzi, mi sono accucciato in silenzio all’ombra di un raggio di luce forestiero e mi sono lasciato trasportare dall’ennesimo scempio neuronale come una barca in balìa del vento di maestrale. Detto che io del vento di maestrale non so nulla, stavo piano piano prendendo sonno quando sono stato risvegliato dalla presentazione delle prime tre coppie in gara. Programmi come questo, cari signori, aprono la strada a nuove teorie scientifiche  sulla demenza giovanile e  riescono perfino a giustificare  l’attuale andamento politico del Bel Paese e il relativo PIL. C’è gente, dentro questo calderone catodico balnerare, che con due parole riesce a incenerire i coglioni di migliaia di ignari pensionati costretti davanti al video dall’età e dalla solitudine, di altri milioni di lavoratori pronti ai preliminari salottieri di un profondo sonno ristoratore, di miliardi di cinesi intenti a scopiazzare format stranieri per farsi una ragione della pochezza del mondo occidentale e rimanere in patria invece di emigrare. I primi a raccontarsi sono due padovani, Andrea e Jessica, che sbarcano in Sardegna dopo che lei ha mandato a puttane il matrimonio per insicurezza  e qualche rogna mentale da individuare con il tempo. Il comportamento della ragazza è imbarazzante, dopo due minuti dal suo ingresso nel villaggio di competenza racconta a tutti che il suo moroso è un idiota, che scopa di merda e che lo sopporta per compassione ma che è pronta a fuggire ovunque non ci sia lui in qualsiasi momento della giornata, quindi cede immediatamente alle lusinghe dell’unico che la cagava in qualche modo ma che lei non aveva nemmeno notato, crollando di fronte a un sei bellissima detto così tanto per dire e per riempire spazi televisivi. Filippo Bisciglia, che gestisce il campo dello scovolo, fa vedere ad Andrea ogni cosa, ma deve fermarsi di fronte a una crisi parossistica di pianto del bestione patavino che non si rassegna e chiama la fidanza fedifraga sulla spiaggia per un confronto chiarificatore, ma lei se ne sbatte e rimane in giardino a farsi fare succhiotti sulle fasce cervicali dal tentatore pagato dalla produzione. I secondi ad entrare a gamba tesa nel circolo vizioso del masochismo in prima serata sono Katia e Vittorio, lei un esperimento in fieri di chirurgia plastica che l’ha trasformata da roito a otior, lui un gagà della riviera romagnola che venera la sua compagna come un frequentatore di night fa con Umberto Smaila. Anche in questo caso è l’uomo a  piangere sul latte versato dalla sua amata che salta di ramo in ramo sulle agili zampette sue come il bue della poesia di Natale. Finirà male per entrambi, ovviamente, nel momento in cui il grottesco trascende nell’horror vacui pre agorafobico. E infine, verso l’una del mattino, arriva il momento della coppia romana vagamente burina composta dal parrucchiere Massimo e dalla simpatica e peperina Ilaria. Qui il discorso cambia, è lui a mal sopportare il ménage di coppia e a spingere verso la rottura, mentre lei sbotta davanti al monitor riempiendo le inquadrature delle stesse smorfie di uno stitico seduto sulla tazza del cesso, ma per fortuna il sonno è arrivato proprio lì, al termine delle ultime scene di isteria e poco prima dei titoli di coda, in modo da evitare eventuali anticipazioni e la pubblicità del Fernovus Saratoga. State tranquilli, le ferie arriveranno anche per voi tra alcune settimane, tenete duro e non preoccupatevi, c’è sempre qualcuno che sta peggio di voi in ogni momento della vostra giornata, consolatevi.

 

 

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