LA SECONDA SERATA DEL FESTIVAL DI SANREMO

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SANREMO DAY 2

Ieri sera proprio non ce l’ho fatta. Pur con le migliori intenzioni, dopo l’ultimo cantante in gara, mi sono addormentato sulla chaise lounge come un bambino al parco giochi coccolato dalla balia bielorussa. Però li ho visti tutti e dodici, ecco, pimpanti e pieni di buone intenzioni, qualcuno più bravo rispetto alla prima serata, altri pericolosamente imbolsiti da una fiorentina divorata troppo in fretta e già stufi di essere lì, in quel cinemino adattato a teatro della Riviera di Ponente. C’è anche il magico trio, come il giorno prima, Bagliore, Bisio e Raffale, la BBR, ormai rodata a dovere e pronta a portare a termine la missione sanremese. C’è Pippo Baudo, che quando entra si becca un’ovazione da stadio, e sfila sul palco come ha sempre fatto da quando gli hanno dato il patentino di presentatore nazionalpopolare,con devozione e rispetto per la platea.  Ma ieri sera proprio non ce l’ho fatta, e avevo capito la piega che avrebbe preso l’allegra serata casalinga un secondo dopo l’annuncio del Volo, quando la mia morosa non ha retto ed è svenuta, mentre io ravanavo nella dispensa alla ricerca di un paio di pastiglie di Contramal per stordirmi almeno un po’ e passare oltre. Loredana Bertè viene premiata da una standing ovation in pieno stile epilettico da parte delle prime file seguite a bomba da tutto il resto del teatro, lei si emoziona abbastanza da togliere dal suo viso incazzoso quella patina di rabbia che da sempre la contraddistingue, lasciando spazio a tutta la fragilità emotiva che ci sta dietro. E’ un tributo di riconoscenza dovuto a una donna che si è sempre messa in gioco, spesso contro tutto e tutti, e che non si è mai tirata indietro. Fa una tenerezza infinita, come i suoi capelli color manga giapponese. Daniele Silvestri incanta più della prima serata, è proprio tosto, non c’è un cazzo da fare, sempre intelligente quando dice le cose, sa come farle entrare nell’animo delle persone, e come il pifferaio magico si porta dietro noi bambini tremolanti, incontro a una consapevolezza diversa, verso un mondo migliore. Nel mentre, si esibisce in qualità di ospite Fiorella Mannoia, meravigliosa come sempre, che racconta attraverso la sua musica la perdita di quei valori che un tempo arricchivano l’umanità e che si sono  persi lungo la strada dell’egoismo e dell’individualismo, un testo potente cantato fuori dai denti, ricco di spunti di riflessione e poesia. Straordinaria. Anche Mengoni, riservato più di altre volte, fa la sua parte, soggioga il pubblico come fa sempre, impeccabile e preciso a guisa di un metronomo. E poi, appunto, ieri sera proprio non ce l’ho fatta, e dopo le abluzioni di rito,  e una piccola pisciatina senile, mi sono accasciato sul divano cercando di tenere duro almeno fino all’arrivo di Cocciante, che è un grande della musica italiana e tutto quello che volete, ma poi avrebbe comunque duettato con Bagliore e la sopportazione fisica e mentale ha sempre un limite, come le rotture di balle e il palo della cuccagna, e mentre il corpo si accascia burroso sui cuscini, il cervello si congeda concedendosi gradualmente al sonno che arriva lento, come l’andamento vagamente soporifero di questa edizione del Festival della Canzone Italiana, ancora un breve sussurro, “Bano, Romina, dove siete?”, e poi arriva la notte, si spengono le luci, click.

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