SANREMO 2019 – SERATA FINALE

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SANREMO 2019 – SERATA FINALE

Bagliore non dirigerà il prossimo Festival della Canzone Italiana. Infatti, il buon Claudio, ha terminato il repertorio personale da eseguire tra un concorrente e l’altro, tradizione piuttosto sanguinosa per gli zebedei della maggior parte dei telespettatori. La kermesse è stata vinta da Mahmood, con un pezzo mediocre premiato dalla giuria più che dal televoto, dove avrebbe prevalso Ultimo, con un pezzo altrettanto mediocre, davanti al Volo, che purtroppo vivacchiano sempre nei quartieri alti grazie al seguito degli over 80 e dei loro familiari servili in attesa dell’eredità. Ha cantato Elisa, super ospite autentico e di caratura internazionale, e lo ha fatto molto bene, duettando meravigliosamente con il Mago dentro una struggente Vedrai Vedrai. Per il resto solite polemiche sterili e stucchevoli, anche a sfondo politico, grazie alla presenza nel mondo di masse di pecoroni razzisti pronti a urlare prima gli italiani. L’italianissimo Mahmood infatti ha origini egiziane. Speriamo che la Francia ci invada. Le pagelle definitive partendo dalle ultime posizioni.

D’Angelo/Cori – 5 – Non mi sono piaciuti mai, però alla fine della fiera abbiamo visto di peggio. Aleggia comunque il mistero sulla figura di Livio Cori, che potrebbe essere il rapper dall’identità segreta Liberato. Io invece credevo fosse El Barto.

Einar – 4/5 – Io, e lo sanno tutti, in fondo alla classifica metterei sempre il Volo, dappertutto, anche nella lista dei premi delle pesche di beneficenza, ma detto questo, per il resto sui quartieri bassi sono piuttosto d’accordo. E’ giovane, ha tempo, magari con qualche pezzo migliore troverà una carriera degna.

Tatangelo – 7,5 – La prima grande cappella della giuria di qualità e del pubblico incompetente. Anna aveva un bel pezzo, tipicamente sanremese, romantico e melodico al punto giusto, che lei ha cantato divinamente dal primo all’ultimo giorno. Non sono un suo fan, però in questo caso si è consumata una piccola ingiustizia. Lei non ha commentato, con grande signorilità.

Pravo/Briga- 5- L’esecuzione della serata finale non è stata male, Patty ha cantato bene come un tempo, fasciata da un abito in pieno stile cardinalizio e con un’acconciatura più vicina al vampirismo che a Serpeverde. Comunque sia, la ventunesima posizione è grasso che cola.

Negrita- 5 – Datati come il gusto agée per l’antiquariato, fanno quello che possono per portare a casa la pagnotta, suscitando perfino un po’ di tenerezza, quella che arriva un secondo prima dell’esclamazione Che Due Palle Però.

Nek – 3 – L’ombra di Antonacci si staglia come la Morte Nera di Guerre Stellari sulla performance del bravo Filippo, che cantare canta, per l’amor del cielo, ma ha un testo così brutto che nemmeno lui si è votato al Fantafestival. Peccato, ma lui è uno bravo, una caduta ogni tanto fa bene per ritornare agli antichi fasti.

Carta/Shade – 5+ – Stanno bene dove stanno, sereni, dopo avere dato il massimo con il merito di avere provato a dare un taglio diverso al romanticismo musicale. Non ci sono riusciti, pazienza, intanto ora noi matusa sappiamo della loro esistenza, e non è cosa da poco.

The Zen Circus – 10 – Non mi aspettavo vincessero, ovviamente, con una delle due canzoni migliori della competizione, però così in basso mai. Questo testimonia la poca cultura musicale di chi manda cinque messaggini per dare un voto e l’ignoranza totale di giurie farlocche composte da raccomandati, fattucchiere e gagà rincoglioniti.

Paola Turci – 9 – Spettacolare, intensa e sensuale, canta molto bene una canzone assolutamente dignitosa. Per questo non verrà ricordata solo per il décolleté e per il taglio di gamba, ma anche per la performance di qualità che ha proposto sul palco dell’Ariston. Bravissima.

Renga – 5 – In chiusura se la cava, tira fuori la voce come non aveva mai fatto nei giorni precedenti. Inguaiato per una gaffe piuttosto sciocca in verità, viene accusato di sessismo. Un’esagerazione, davvero.

Motta – 5– Piace molto a tanti, non a me. Trovo sia leggermente sopravvalutato, ma il bello del suo mestiere è che può far cambiare idea ai suoi detrattori attraverso la sua arte. Chissà.

Ex-Otago – 5 – Il cantante è un gran figo del bigoncio, che ha strappato più di qualche mutanda e un gridolino dialettale a Malgioglio, per il resto c’è poco da dire. Ci hanno provato.

Ghemon – 5+ – Tendenzialmente, nel gruppone dei giovani, é uno di quelli che se la cava. Non incontra il mio gusto, e questo è un altro discorso, però si vede che ha qualcosa da dire. Speriamo lo faccia meglio la prossima volta.

Boomdabash – 4 – Hanno un bel nome, che ho difficoltà a scrivere, e un pezzo un po’ del cazzo. Sono simpatici però, e sul palco ci sanno fare. Secondo me sono stati frenati dalla solennità della manifestazione, avrebbero potuto aprire le valvole un po’ di più.

Nigiotti – 7 – Avrà una canzone paracula, tutto quello che volete, ma, almeno per me, rappresenta una piccola sorpresa. Dovrebbe emanciparsi dal ruolo di erede di Vasco Grignani e cercare una strada più intima, perché lì, in qualche angolino dell’animo umano, riesce ad entrare. Ah si, lo devo scrivere, per coerenza, si, mi sta comunque sempre sulle balle.

Achille Lauro – 1 – E’ migliorato, e di brutto, nella serata conclusiva, come fanno i veri grandi. E’ salito sul palco con una vena di umiltà negli occhi piuttosto palese, mi è piaciuta la sua esibizione e un po’ anche il pezzo, ma questo è merito di Morgan. Però andate tutti a cagare, non meritava di entrare tra i primi dieci, nemmeno tra i primi venti, ma dopo l’esibizione di Joe Bastianich tutto è lecito nel mondo della musica nei cinque continenti.

Arisa – 8 – Il pezzo comincia a piacermi, ha ritmo, è divertente, va via bene. Ieri Arisa ha steccato a palla durante l’esecuzione, ma stava male e si vedeva. Ha avuto molto coraggio invece, si è liberata urlando con gli occhi chiusi sulle note conclusive, poi si è commossa, io gli ho voluto bene.

Irama – 7 – Un punto in più perché all’inzio, per pochi secondi, si intravede sul palco la mia amica Demetra Bellina, che, per inciso, canta meglio di lui. Senza infamia e senza lode, anche se è abbastanza chiaro a tutti che lui è uno dei giovani più promettenti. Si farà.

Silvestri – 10 – Pezzo stratosferico, eseguito in modo spettacolare, premiato dalla critica e dalla stampa. In un mondo giusto e migliore avrebbe vinto, ma siamo in Italia, e sul podio salgono gli spalmatori. Io invece avrei visto bene lui all’Eurofestival, manifestazione che è sulla bocca di tutti come la Champions, ma della quale, fino a ieri, non fregava un cazzo a nessuno. Chissenefrega. Daje Daniè.

Cristicchi – 8 – Uno di quei brani che ti emoziona piano piano, cantato da uno bravo bravo, dal testo dolce dolce. Bisognerebbe fare qualcosa per i capelli però, Brian May non va più di moda da molto, molto tempo.

Bertè – 10 – Non aveva il pezzo migliore di tutti, ma avrei voluto vincesse. E’ stata bravissima, graffiante, grintosa, anche bella porca miseria. E poi Sanremo era in debito con lei. Niente, arriva dopo il Volo, e ho detto tutto.

Il Volo – S.V. – Ho sempre grosse difficoltà con loro, e cerco di essere anche obiettivo, ma non c’è verso, li sopporto poco di più di una conferenza stampa di Salvini e molto meno di una performance barzellettiera di Berlusconi. Non sono così cattivo e mi dispiace. Hanno tutti e tre una gran voce, un tour infinito a livello planetario non sarebbe male.

Ultimo – 6 – Inficia una partecipazione sanremese più che dignitosa con dichiarazioni finali da fighetto permaloso. Non è il più bravo di tutti ma lo pensa, e questo è un grosso problema.

Mahmood – 7 – Vince il festival tra i fischi. Pezzo assolutamente mediocre ma non brutto, si becca un bel voto perché la cosiddetta “maggioranza” ha già cominciato a tarmare i coglioni con discorsi politici fuori luogo intrisi del razzismo tipico dei “questo lo dici tu e sciacquati la bocca” che vanno tanto di moda qui da noi. Se non la Francia, ci invada almeno l’Austria.

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