E’ TORNATO PAPERINO

VARIE ED EVENTUALI

E’ TORNATO PAPERINO

C’è una strada dietro la mensa, stretta, un bar all’inizio, tutto blu, studenti sfaccendati che aspettano il resto, in fondo una chiesa, a destra il teatro. Il freddo intristisce e sblocca la sinusite distogliendo il pensiero dalla gnocca che mi sfila davanti come se uscisse da un camerino, acconciata di fresco, troiescamente alla ricerca di un’ erezione passeggera.
Un po’ di faringite, da quando c’è Berlusconi una costante delle mie giornate, assieme alla gastrite, al duodeno in fiamme, ai coglioni saturi, alle emorroidi imploranti gomma piuma e bidet ghiacciati. L’unica cosa che mi appartiene, la solitudine, ingobbisce il mio animo a strisce verticali bianche e nere, uno spirito vincente perennemente innamorato dell’idea che ci si possa innamorare di qualcuna che ti ami, una disdetta sotto questo cielo grigio neve e grigio perla avariata, come le basette del custode del museo che mi guarda e scuote la testa avvilito. E’ tornato a trovarmi Paperino questa notte, lui, con il suo e con il mio passato, con la sua e con la mia vita. Era fuggito, portandosi dietro la pigrizia che mi apparteneva, il culo furbo che stava dentro i contorni del mio volto stordito dalla paura di non avere più nulla da chiedere al mondo, la mia insana voglia di giocare con la passione e l’incertezza di chi sa di essere vivo. Il pianista che abita sopra al negozio di biciclette conclude una suite amara, come il sapore dei miei occhi annacquati dallo sputo dell’omino dei ricordi, quel piccolo bastardo che si nasconde sempre dietro al solito albero sfiorito, quello prima della chiesa, di fianco al teatro, quello che nessuno mai potrà abbattere, che si china e mi saluta, perché conosce la mia sofferenza, come io conosco la sua, e lo abbraccio per questo.  

 

 

 

 

 

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