PIOVE

VARIE ED EVENTUALI

Piove. Quando mi bagno capisco di essere vivo, la freschezza del cielo sulla mia faccia stimola ricordi ormai sopiti , copre le lacrime e le fa scendere lentamente , fino a sfiorare le labbra, dove si posano, e , piano, vengono risucchiate dentro la mia bocca, e ancora in gola, e giù ben dentro la pancia, per diventare brivido notturno, e piscio mattutino. I capelli rivoluzionari si arricciano e spalancano la fronte al mondo che non mi guarda, perchè non c’è nessuno che passi nel medesimo istante in cui smetto di camminare, e alzo il naso a fiutare l’aria umida come i cani, e sbatto gli occhi come a dire tre punti, tre linee, tre punti, e allargo le braccia e apro le mani, e per questo gesto sorrido, stupito dalla serenità di un attimo rubata alla sera, che poi diventa noia, e respiro. Piove, e quando succede , talvolta, senti il rumore affievolirsi e il ristagno di un pensiero putrido sgretolarsi, aspiri il profumo della terra in mezzo all’asfalto mentre si dirada l’odore della merda che circonda il tuo essere umido, e i tuoi polmoni cancerosi si riempiono di meraviglia e stemperano il catrame delle ultime centomila sigarette tirate con i nervi stinti dall’ansia di esistere ancora,e piove, dicevo, e piove ovunque, sulle teste di pedoni ciechi e sordi, su quelle di stanziali anime sconsolate che attendono ingobbite l’autobus numero quattro, e piove ancora, sulla solitudine di chi danza pazzamente dentro una pozzanghera nuova di zecca , su chi smuove una bestemmia mentre corre verso il parcheggio e scivola lungo il marciapiede, e piove sul vestito di Dio, sulla sua cravatta rossa e sui suoi pantaloni di fustagno, ma è solo un secondo che sono qui, e serro i pugni, e abbasso lo sguardo, proprio mentre si schianta al suolo l’ultima goccia della mia prima pioggia d’estate, e la guardo mentre muore espandendosi, a dieci centimetri dal mio piede destro.

 

 

 

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