UN GIORNO D’ESTATE

VARIE ED EVENTUALI

Un giorno d’estate di alcuni anni fa stavo seduto, al tramonto, sotto un tiglio dietro casa mia. Chi mi conosce sa che amo gli alberi, ma quello era particolare, era affettuoso. D’un tratto iniziò la processione degli animaletti paraculi, un furbesco gattino grigio dalle fusa rumorose e dalla lingua servile, un simpatico pastore tedesco vecchio e puzzone che adorava guardare alla tele le repliche de Il Pranzo è Servito“,  il coniglietto nano di un professore di letteratura di gran lunga più intelligente del suo padrone ignorante, una pecora non totalmente bianca un po’ puttana ma gentile, e un ratto, un ratto di almeno cinque chili grosso come un bassotto, un ratto obeso che tentava inutilmente di scavalcare con un salto un piccolo dislivello del terreno, un ratto di una bruttezza sconvolgente, che stonava addosso all’ immane potenza impressionista dello spettacolo bucolico che si stava rappresentando in quel momento sublime, un ratto con gli occhi di un bambino immalinconito che mi guardava fisso, come a cercare comprensione, e piano piano ha spalancato la bocca, come a voler parlare, e ho tentato di leggerne il labiale sopra i suoi incisivi affilati mentre diceva cose importanti in tono serio, come a rivendicare la sua dignità panteganesca con orgoglio, poco prima di scartare di lato e avviarsi, più lento di una tartaruga lenta, verso la sua dimora fognaria, dove, e ne sono certo, talvolta pensava a me in modo fraterno, per poi addormentarsi e sognare di essere George Clooney.

 

 

 

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